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Come cambia l'immigrazione nel mantovano

23.04.2012 17:59

Rallenta il flusso migratorio verso la provincia di Mantova. La crisi si fa sentire e il territorio virgiliano esercita meno appeal sugi stranieri. Le donne sono quasi in numero pari a quello degli uomini e cresce il livello di scolarizzazione degli immigrati che sono sempre più proprietari della casa in cui vivono. La religione musulmana resta quella prevalente ma non ha più la maggioranza assoluta come 10 anni fa. Presentato oggi a Palazzo di Bagno il rapporto sull'immigrazione nel mantovano nel 2011.

A introdurre i lavori è stata Elena Magri, assessore provinciale alle politiche di coesione sociale affiancata dalla presidente della Commissione Provinciale per le poltiche sociali e dell'immigrazione Tiziana Zucca. 

A presentare la ricerca è stato invece Alessio Menonna, ricercatore dell'Osservatorio Regionale per l'immigrazione e multietnicità Fondazione ISMU. 

 

1. Gli aspetti quantitativi e la tipologia della presenza

La popolazione straniera proveniente da Paesi a forte pressione migratoria presente in provincia di Mantova è cresciuta di poco più di 2mila unità nei dodici mesi precedenti il 1° luglio 2011 e conta 64200 unità anche se non ha recuperato del tutto la perdita di presenze segnata fra la seconda metà del 2009 e la prima del 2010. Negli ultimi undici anni i residenti (55 mila a metà 2011) sono più che quadruplicati, i regolari non residenti (4 mila) sono decuplicati e gli irregolari (5200) poco più che raddoppiati: i primi - pur non crescendo ai ritmi record del periodo compreso fra 2007 e 2008 - sono aumentati negli ultimi dodici mesi di 3500 unità, mentre gli ultimi due collettivi sono diminuiti per il secondo anno consecutivo discendendo dai livelli record di metà 2009 allorquando contavano rispettivamente 5700 e 8700 unità.
 
Tabella 1 - Stima degli stranieri provenienti dai Pvs o dall'Est Europa presenti in provincia di Mantova. Anni 2000-2011, valori in migliaia di unità secondo la variante media
Tipologia
della
presenza
1.7.
'00
1.1.
'01
1.1.
'02
1.7.
'03
1.7.
'04
1.7.
'05
1.7.
'06
1.7.
'07
1.7.
'08
1.7.
'09
1.7.
'10
1.7.
'11
Residenti
12,4
13,5
13,6
18,3
24,2
31,7
33,3
36,9
44,7
50,3
51,5
55,0
Reg. non res.
 0,4
 0,7
 0,8
 1,8
 1,6
 1,8
 1,7
 2,8
 3,6
 5,7
 4,8
 4,0
Irregolari
 2,4
 2,5
 3,4
 1,7
 2,4
 2,6
 4,4
 5,3
 7,4
 8,7
 5,8
 5,2
Totale(a)
15,3
16,7
17,8
21,9
28,2
36,2
39,4
45,0
55,7
64,6
62,1
64,2



 

Nota: (a) Il totale risente degli arrotondamenti sui dati parziali.
Fonte: n/elaborazioni su dati Osservatorio Regionale per l'integrazione e la multietnicità.
 
 
 
2. Le aree ed i Paesi di provenienza
Negli undici anni precedenti il 1° luglio 2011 le presenze africane sono passate da 7mila a 16mila, mentre molto più velocemente quelle est-europee e asiatiche da 4mila a testa a rispettivamente 22mila e 24mila, con una presenza latinoamericana tuttora marginale (3mila unità). Negli ultimi dodici mesi si contano aumenti di presenze est-europee e asiatiche per oltre mille unità a testa, a fronte di lievi diminuzioni per africani e latinoamericani. Dal punto di vista delle singole cittadinanze gli indiani mantengono la prima posizione per numerosità in provincia di Mantova, con 11 mila presenze, davanti al gruppo marocchino (9600 unità) e a quello rumeno (8800).
 
Figura 1 - Distribuzione percentuale delle principali cittadinanze presenti al 1° luglio 2011 in provincia di Mantova
 Fonte: n/elaborazioni su dati Osservatorio Regionale per l'integrazione e la multietnicità.
 
3. Il fenomeno dell'irregolarità
A inizio decennio tra il 15 e il 19 per cento degli immigrati era sprovvisto di permesso di soggiorno. La regolarizzazione straordinaria "Bossi-Fini" ha poi portato il tasso di irregolarità al 7-8 per cento fra 2003 e 2005, cui è seguito un progressivo aumento fino al 13 per cento nel 2008-2009, mentre infine le più recenti iniziative di "sanatoria per colf e badanti" e "click days" hanno ri-abbassato il tasso al 9 per cento nel 2010 e all'8 per cento nel 2011. All'interno dei singoli gruppi nazionali le maggiori incidenze d'irregolarità nella presenza sono riscontrabili fra i nigeriani (14%), i cinesi (12%), i tunisini e i pakistani (11%).
4. Le caratteristiche strutturali (genere, età, religione, istruzione)
A livello strutturale si notano: una tendenza verso l'equilibrio di genere, seppure ancora con una lieve prevalenza maschile (52,5%) sulla componente femminile; una tendenziale crescente anzianità anagrafica, leggermente superiore tra gli uomini che tra le donne; titoli di studio in aumento e principalmente di diploma di scuola superiore, mentre decrescono nel tempo le percentuali di senza titolo e di persone con formazione terminata nelle scuole dell'obbligo; appartenenze religiose soprattutto musulmane, anche se non più in maggioranza assoluta come dieci anni fa.
 
5. L'anzianità della presenza (in Italia e in provincia)
Il dato sugli arrivi in Italia evidenzia come nel 2000 circa uno straniero su quattro sia giunto tra i cinque e i dieci anni precedenti la rilevazione, mentre la quota passa al 47 per cento circa nel 2011. Il Nord Africa è caratterizzato dall'anzianità mediana della presenza più elevata, intorno ai 10 anni per l'Italia e agli 8 per la provincia, mentre sul fronte opposto l'Est Europa comunitaria è l'area di più giovane immigrazione per entrambi i territori.
 
6. La condizione lavorativa
Il dato sulla condizione lavorativa mostra una diminuzione nella quota di occupati regolarmente a tempo indeterminato, che passa dal 52 al 38% della popolazione straniera ultraquattordicenne complessiva nel corso degli anni. L'occupazione regolare part time quasi triplica tra il 2000 e il 2011, mentre quella irregolare stabile nello stesso lasso di tempo scende dal 6 per cento e si attesta al 2 per cento nel 2011. Le casalinghe subiscono un forte incremento, passando dal 5 al 19% tra il 2000 e 2010, per poi attestarsi al 15% nel 2011, mentre la quota di disoccupati oscilla, subendo un calo e raggiungendo il minimo pari al 3% nel 2006, per poi aumentare e arrivare al 13% nel 2010-2011.
 
7. La condizione abitativa e familiare
Nel 2000 circa tre stranieri su cinque sperimentavano una sistemazione abitativa privata, da soli o con famiglia, e tale quota è salita al 75 per cento nel 2010-2011. La percentuale di case di proprietà si quintuplica nel corso della serie storica - anche se negli ultimi sei anni non è più aumentata ed è piuttosto oscillata attorno al 23 per cento - mentre la coabitazione si dimezza nel tempo e si attesta al 6 per cento nel 2011. In parallelo, anche la sistemazione precaria si dimezza e quella in centro d'accoglienza si riduce a meno dell'1 per cento d'incidenza nel corso degli anni considerati, mentre circa il 10 per cento degli stranieri vive sul luogo di lavoro nel 2011 a fronte del 5 per cento registrato nel 2000.
 
Tabella 2 - Stranieri presenti nella provincia di Mantovaclassificati secondo il titolo di godimento dell'alloggio (valori percentuali). Anni 2000-2011
Titolo d'alloggio
2000
2001
2006
2007
Sistemazione privata solo o in famiglia
 61,2
 65,3
 79,0
 79,1
 di cui: casa di proprietà
    5,5
    9,2
 25,3
 19,8
Sistemazione privata in coabitazione
 15,6
 13,7
    7,7
    5,9
Sistemazione precaria
 14,8
 11,6
    6,1
    7,0
Centro d'accoglienza
    3,2
    3,1
    0,5
    0,5
Sul luogo di lavoro
    5,3
    6,4
    6,6
    7,6
Totale
100,0
100,0
100,0
100,0
Titolo d'alloggio
2008
2009
2010
2011
Sistemazione privata solo o in famiglia
 72,1
 76,8
 75,2
 75,2
 di cui: casa di proprietà
 20,1
 22,8
 25,9
 23,1
Sistemazione privata in coabitazione
    7,0
    5,0
    6,8
    6,3
Sistemazione precaria
 11,0
    7,2
    7,4
    8,6
Centro d'accoglienza
    0,8
    0,2
    1,4
    0,1
Sul luogo di lavoro
    9,2
 10,8
    9,3
    9,6
Totale
100,0
100,0
100,0
100,0



 

Fonte: n/elaborazioni su dati Osservatorio Regionale per l'integrazione e la multietnicità.
 
Approfondimento. Aspetti dell'integrazione
Nel panorama lombardo la provincia di Mantova si colloca leggermente sotto il dato medio regionale e in posizione centrale per livello di integrazione ed è caratterizzata da una varianza leggermente superiore a quella lombarda. Lo stato civile maggiormente integrato è quello di coniugato per entrambi i generi, mentre il livello più basso si osserva per i divorziati o separati fra gli uomini e per le vedove tra le donne. L'anzianità migratoria della presenza in Italia sembra associata al livello di integrazione: all'ingresso non si osserva una netta differenziazione di genere, che tende però ad incrementare - a favore delle donne - nei primi anni dall'arrivo, per poi diminuire dopo circa 8 anni dall'ingresso.
 
 


Un momento della presentazone del rapporto immigrazione 2011